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Sardegna Insieme

 Calasetta (SV)

Benvenuti nel borgo marinaro di Calaseta 

Calasetta (Câdesédda in ligure tabarchino, Cädessedda o Câdezédda in ligure, Cal 'e Sèda in sardo) è un comune italiano di 2 795 abitanti della provincia del Sulcis Iglesiente in Sardegna.

Situato sulla punta settentrionale dell'isola di Sant'Antioco nell'arcipelago del Sulcis, era inoltre un comune onorario dell'ex provincia di Genova.

È nota come «la bianca», per il colore prevalente delle abitazioni. Sono caratteristici il bianco calce, appunto, l'azzurro del cielo e del mare, e il verde dei ginepri sulle spiagge.

Geologicamente il territorio calasettano deve la sua attuale struttura ad un grande sconvolgimento tellurico accaduto più di un milione di anni fa, nell'era terziaria. Il territorio comunale costituisce la parte nord-occidentale dell'isola di Sant'Antioco, ed è formato da basse colline con coste scoscese a falesie verso ovest, mentre ad est la costa è bassa e caratterizzata da un golfo marino di bassa profondità, che separa l'isola dalla Sardegna. Il comune di Calasetta ha un'altitudine media di 9 m s.l.m., la misura è espressa in metri sopra il livello del mare dal punto in cui è situata la casa comunale, (con l'indicazione della quota minima e massima sul territorio comunale, espressa rispettivamente in 0 m e 142 m).

Nella parte esterna (lato ovest), vi sono poche spiagge di ampie dimensioni (sebbene rinomate), soggette, soprattutto quelle esposte a maestrale, ad imponenti mareggiate invernali.

Nel litorale del comune di Calasetta, partendo da est verso ovest e poi da nord verso sud, vi sono numerose cale e spiagge meno conosciute e più conosciute tra le più ambite:

Spiaggia Sottotorre o Spiaggia di Punta Croce, Lido Spiaggia la Salina, Lido Spiaggia Grande o Spiaggia grande o anche Porto Maggiore, Costa di ’’Côlunga’’ (’’Calalunga’’) .

L'etimologia del toponimo Calasetta è ancora incerta. Secondo Giovanni Spano la denominazione deriverebbe da Calasèda, o Calesgèdda oppure Calaxedda diminutivo di "cala" ("piccola cala" o "piccolo porto").

Dello stesso parere fu Emidio De Felice; mentre un'interpretazione diversa si riscontra in una "Relazione" del 1737, in lingua spagnola, sullo stato dell'Isola di Sant'Antioco.

Secondo altri studiosi, invece, l'origine del nome sarebbe Cala de Sedda o Cal'e Sedda.

 Sedda, in lingua sarda significa "sella" o "sella di cavallo", infatti esaminata l'orografia del territorio nella zona della torre sabauda, quale punto più alto del borgo, si può dire che si configura una specie di sella posta alla sommità di due lati discendenti dalla stessa: un lato occupa il versante diretto alla marina e al porticciolo; l'altro lato invade la zona attigua alla spiaggia di sotto la torre. Così possono essere visti come due lati, tali da raffigurare una sella di cavallo da cui forse il nome del paese. Altri ancora (Maria Cabras, ricercatrice storica locale[13]), al contrario, attribuiscono l'origine della denominazione in sardo campidanese alla contrazione di Cala de Seda, cioè Cal'e Seda, o anche Cala Seda, cioè Cal'e Sera, ossia "Cala della Seta".

Infatti, nel la lingua sarda campidanese seda o sera significa "seta", perché pare che il mare dell'arcipelago sulcitano abbondasse di particolari molluschi, da cui si ricavava la "seta di mare", cioè una sorta di "seta naturale marina" ottenuta dai filamenti che secerne una specie di molluschi bivalvi marini (Pinna nobilis), endemica del mediterraneo, volgarmente noti come "nacchere" o "penne" (pinnae margaritiferae), dal cui interno i filamenti ricavati venivano utilizzati per la tessitura del bisso.

Si confermerebbe quest'ultima interpretazione in un documento del 1754, riguardante un progetto di colonizzazione dell'Isola di Sant'Antioco.

In questo documento si alternano le denominazioni in dialetto sulcitano di Calasera o Calesera oppure nella parlata dei commercianti liguri Calasetta o anche Cala di Seta, traduzione dal dialetto sardo locale operata dai piemontesi, organizzatori del progetto di colonizzazione.

Diversamente in un più antico documento del secolo XIII la "Cala" è indicata come Porto Barla.

Il territorio calasettano ha origini molto antiche, nella zona di Calasetta è attestata la presenza dell'uomo primitivo con la sua attività e cultura, come si rileva nella presenza del sito archeologico delle Domus de janas di Tupei, (in lingua sarda Domus de Janas significa "Case delle Fate"), sono grotte scavate nella roccia di granito adibite a funzioni sepolcrali, di epoca prenuragica, per il periodo successivo, nelle campagne di Calasetta si riscontra l'esistenza di alcuni nuraghi e resti nuragici.

Si segnalano per importanza i seguenti nuraghi, posti su un'altura o cumulo (in dialetto calasettano: bricco): Bricco Le Piane o Bricco delle Piane (su una collinetta alta 24 m); Bricco Scarperino (alto 48 m) e Bricco Sisineddu o Poggio Sisineddu (alto 40 m).

Sono presenti nelle campagne del paese anche successivi insediamenti fenici, punici e romani, come testimoniano alcuni rinvenimenti.

In località Tupei si sono rilevate presenze fenicie diverse incisioni su una roccia trachitica, denominata Sedda de Antiogu Selis, e altre incisioni rupestri su una sommità rocciosa (alta 49 m) in località Sisineddu.

A 50 metri da Bricco Scarperino fu rinvenuto un mezzo sarcofago di origine punica o romana (dimensioni: 1 m × 0,50 m × 0,50 m).

In località Campu Scia Maìn sono stati rinvenuti i seguenti reperti romani (tutti in ossidiana nera): perforatori, punta di lancia, raschiatoi e numerosi coltellini, con frammenti di vasi in terracotta.

A 15 metri dal Rio Tupei sono stati rinvenuti i resti di un'antica costruzione romana, con un muro maestro (lungo 10 m), due tronconi di muri laterali e un muro di tramezzo. Queste strutture murarie sono costruiti in piccoli blocchi di tufo uniti con malta e spessi 50 cm. altri resti simili su una collinetta vicina.

Durante il dominio spagnolo, si segnala il sopralluogo, nell'anno 1572, lungo le coste e il litorale calasettano da parte del Capitano di Iglesias, don Marco Antonio Camos, descrivendo nella sua Relaçion de todas las costas maritimas de lo Reyno de Cerdeña, i siti ottimali per l'edificazione di torri costiere per la guardia e la vedetta, con sentinelle armate, secondo le prescrizioni ordinate nel 1572-1573 dal re Filippo II di Spagna per la perlustrazione delle coste sarde.

La popolazione di Calasetta è un'isola linguistica tabarchina (variante del dialetto ligure), come la prospiciente Carloforte sulla vicina isola di San Pietro; questa peculiarità culturale è dovuta alla colonizzazione e fondazione del paese da parte di coloni liguri provenienti dalle coste tunisine.

Per il comune passaggio della comunità pegliese abitante nella piccola isola tunisina, ora promontorio e sobborgo della cittadina di Tabarca, la popolazione di Calasetta, in analogia con quella della vicina Carloforte, definisce se stessa come tabarchina, e l'idioma ligure parlato a Calasetta è detto tabarchino.

Alla metà del 1500 un gruppo di liguri, partiti da Pegli (sobborgo della metropoli di Genova) partirono per la piccola isola di Tabarka vicina alla costa della Tunisia, al seguito dei Lomellini, cospicuo casato genovese, che aveva avuto una concessione sul posto, per praticare commerci e la pesca del corallo.

Alla metà del 1700, essendo divenuta meno redditizia la pesca del corallo, ed essendo peggiorati i rapporti con i tunisini, i coloni abbandonarono la Tunisia e ottennero dal re di Sardegna le concessioni a costituire due insediamenti; il primo, nel 1738, nell'isola di San Pietro, dove venne costituita Carloforte, ed il secondo, quello di Calasetta, in una parte pressoché disabitata dell'isola di Sant'Antioco.

Il Re, Carlo Emanuele III di Savoia, affidò così all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che nel 1758 aveva ottenuto in feudo la parte nord-occidentale del territorio dell'Isola di Sant'Antioco, il compito di guidare l'insediamento di Calasetta. L'insediamento fu deciso formalmente nel 1770.

Tra il 1770 e il 1771 fu elaborato un piano urbanistico per Calasetta che venne poi realizzato presso l'insenatura denominata Cala de Seda che influì sulla denominazione di Calasetta del nuovo borgo.

L'erigendo nucleo abitato fu popolato nell'ottobre 1770 dai primi 130 coloni (38 famiglie), di origine ligure, che furono trasportati dal capitano e armatore Giovanni Porcile, sulla nave Ancilla Domini verso l'isola di Sant'Antioco.

Ai primi coloni, provenienti da centri della Tunisia: Tabarca e Tunisi, furono assegnati alloggi e terreni, beneficiando di esenzioni fiscali e di concessioni gratuite di terre coltivabili, ma a loro fu imposto anche il divieto di abbandonare la zona di Calasetta per alcuni anni.

L'ubicazione del nuovo borgo fu attentamente studiato dai funzionari governativi del Re Carlo Emanuele III di Savoia, con la realizzazione dell'insediamento sulla sponda contrapposta al nuovo centro urbano di Carloforte, proprio in posizione strategica lungo le coste vicino al transito dei tonni.

Tra il 1773 e il 1774 si ebbe una successiva immigrazione di alcuni coloni piemontesi, la maggior parte originaria di Carignano (in Provincia di Torino), che terminò con un sostanziale fallimento, in una situazione sanitaria durissima, il paese fu decimato nei primi anni da ripetute terribili epidemie, ma produsse comunque un prezioso afflusso di tecniche culturali di coltivazione della vite, sviluppando così un'autonoma e pregevole capacità nella produzione agricola, e in particolare nella produzione del vino di alta qualità: il famoso Carignano del Sulcis.

Le poche persone di origine piemontese che riuscirono a resistere e a sopravvivere, furono comunque rapidamente e completamente assorbite dalla comunità tabarchina, assumendone la parlata ligure ma mantenendo l'abbigliamento tradizionale piemontese, come si evidenzia ancora nelle sfilate folcloristiche con il costume tipico di Calasetta esibito in diverse manifestazioni.

La costruzione dell'abitato, su progetto dell'ingegnere militare piemontese Pietro Belly, iniziò su due assi portanti viari ortagonali, corrispondenti alla via Roma (già via Grande) e via Guglielmo Marconi, ai lati delle quali furono costituiti i primi lotti con abitazione e superficie coltivabile, con tipologie abitative prescelte a difesa delle possibili incursioni piratesche.

L'insediamento iniziale, che riproduce il castro romano, ebbe le seguenti dimensioni: in direzione est-ovest (corrispondente al decumano) si sarebbe sviluppato nelle strade principali per una lunghezza di 120 trabucchi piemontesi (uguali a 370 metri), e in direzione nord-sud (corrispondente al cardo o cardine) per 60 trabucchi (uguali a 185 metri); invece nelle vie secondarie la lunghezza fu di 36 trabucchi (uguali a 111 metri). L'agglomerato così progettato ebbe un impianto cartesiano caratterizzato da isolati regolari e spazi rettangolari o quadrati, seguendo i dettami dei piani urbanistici sabaudi allora in voga, dove il fulcro principale (in coincidenza dell'incrocio tra i due assi portanti viari ortagonali) era costituito dall'area di piazza Municipio (una specie di foro del pretorio), successivamente intitolata a Pietro Belly. Successivamente, l'ingegnere sabaudo Giovanni Francesco Daristo dispose nel 1773 l'ampliamento del nuovo abitato, sviluppando l'impianto matrice dell'ingegnere Belly, che si caratterizza per gli elementi dell'architettura domestica della costa ligure tipicamente sette-ottocentesca.

In un accordo formale, già sottoscritto a Torino il 29 novembre 1767, tra un gruppo di capi-famiglia dei primi abitanti di Calasetta e rappresentanti governativi, si stabilirono in una specie di concordato i primi regolamenti civici per la popolazione calasettana. Inoltre, si decise che in presenza di un podestà governativo i coloni di Calasetta avrebbero eletto su base censuaria tre rappresentanti per la carica di un sindaco, di primo e secondo consigliere, con un mandato di durata annuale.

La chiesa parrocchiale di Calasetta , patrone del borgo, fu costruita tra il 1837 e il 1839, anno in cui fu consacrata e aperta al culto.

A pianta accentrata e sormontata da una cupola e da due torrette campanarie che nell’insieme le conferivano un aspetto orientaleggiante, la chiesa fu inizialmente ornata all’interno con materiale marmoreo proveniente dall’antica chiesetta della tonnara di Calasapone e un mosaico romano rinvenuto in una località prossima all’abitato.

Ampliata nel 1956 mediante sfondamento dell’abside e prolungamento delle pareti laterali, oggi risulta costituita da 3 navate separate da arcate.

Le pitture sulle pareti interne, realizzate all’epoca dell’ampliamento, sono del pittore espressionista tedesco Jorg Schrayogg.

La chiesa è dedicata a San Maurizio, in ricordo dell’Ordine Mauriziano che nel ‘700 guidò e sostenne l’insediamento della nuova popolazione dell’isola di Sant’Antioco.   

I festeggiamenti di San Maurizio Martire Si celebra il 22 settembre.

è senza dubbio la festa più importante che abbia luogo a Calasetta.

Fu il vescovo di Iglesias, il piemontese Ignazio Gautier, a scegliere S.Maurizio quale patrono di Calasetta nel 1773, rendendo omaggio in quel modo anche all’Ordine Mauriziano che aveva guidato e sostenuto l’opera di colonizzazione del territorio Calasettano.

A San Maurizio fu anche dedicata la chiesa parrocchiale ultimata nel 1839, e pare che proprio il 22 settembre di quello stesso anno si celebrasse solennemente la prima festa.

Torre Sabauda:

la possente torre (detta torre nêua ossia nuova, poi denominata torre Litoranea) per la guardia del territorio, che ancora oggi domina il centro storico dell'abitato, fu costruita nel 1756 in conci di pietra vulcanica, secondo il progetto dell'ingegnere militare piemontese Vallin.

Vecchie batterie antiaeree e antinave: in località "Mangiabarche", postazioni militari abbandonate del secondo conflitto mondiale, quasi in rovina, con trincee di protezione (con passaggi sotterranei), depositi andati in rovina e l'imponente (ma pericolante) centrale di tiro che domina il paesaggio lungo la costa.

Dalla fine del 1700 ad oggi la comunità calasettana ha mantenuto, quasi costantemente, sistemi di organizzazione sociale di origine tabarchina (linguaggio e tradizioni marinaresche), come Carloforte, ma con la differenza di subire anche l'influenza della cultura sarda proveniente dalla vicina cittadina di Sant'Antioco.

Tutto ciò è stato favorito dal fatto che a Calasetta, non essendo isolata come Carloforte, si combinano e si intrecciano spesso tradizioni culturali tabarchine con quelle sarde e sulcitane, nonostante la manifestata e orgogliosa appartenenza derivante dai legami con il territorio ligure e genovese in particolare. L'originaria cultura piemontese è rimasta solo in modo notevole nelle tecniche di coltivazione della vite e della produzione del pregevole vino Carignano del Sulcis, che viene commercializzato da un'importante cantina sociale. La pesca, con le connesse attività marinare e marittime, e l'agricoltura, in particolare la coltivazione di pregiate uve per la produzione del vino, costituiscono l'economia prevalente del paese affiancate da importanti servizi turistici per la permanenza e la ristorazione che stanno caratterizzando sempre di più Calasetta, diventata e affermatasi come notevole e rilevante centro balneare e di soggiorno nel territorio e in Sardegna.

Il 27 maggio 2006 Calasetta è stato riconosciuto come comune onorario dalla Provincia di Genova in virtù dei legami storici, economici e culturali con il capoluogo ligure.

È gemellata con Genova Pegli dal 2006.

Ricerche, scritto e pubblicato da G.M.
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